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Le ragioni di Mammamiapisapia.org

May 24

“I compagnucci hanno fatto un mammamiapisapia.org. Si vede che il nostro è un sito che piace, diffidate dalle imitazioni” si legge da ieri nella home del sito Mamma Mia Pisapia.

Ed è vero, e ce ne assumiamo oneri e responsabilità, mammamiapisapia.org è nato, ed esistevano tutte le ragioni perché ciò accadesse. Perché a pochi giorni dal ballottaggio di domenica 29 Maggio, il ballottaggio a Sindaco di Milano Giuliano Pisapia – Letizia Moratti, il ballottaggio che indicherà ai più se il vento può cambiare, o se saremo costretti all’aria fritta, la rete, in qualità di strumento di comunicazione diverso e incontrollabile, non può, come altri, costringersi nelle parole di una sola voce.

E allora nasce mammamiapisapia.org, nasce l’altra campana e nasce con e grazie alle opportunità offerte dal web. La ragione e l’intento, non quella di smentire, ma di confrontarsi, in un confronto che sia comunque leale e di rispetto reciproco, ma pur sempre di confronto. Diffidate dalle imitazioni? Sembra datato. La copia è copia, certo, e quella del sito è innegabile, o almeno lo è in parte. Ma ancora una volta il web ci viene incontro mostrando quali sono le dinamiche della free license, dell’open source, dell’uso comunitario e condiviso delle risorse che trascende da diritti d’autore e di proprietà (Futurama escluso, ovvio).

Ma, in fondo, quale confronto non nasconde in sé una traccia di “velata” ironia? Quale confronto può evitare sfottò o prese in giro? È pur sempre un sorridere, anche se è un sorridere finalizzato al capirsi e al far capire. “Questo sito vuole riassumere, a pochi giorni dal voto, alcune delle moltissime ragioni per votare Pisapia al ballottaggio di Milano del 29/30 Maggio”, solo perché qualcuno ne aveva servite altre per non votare, e questo è quanto. In un dibattito politico che diffonde ovunque i suoi echi e certifica comunque le sue ragioni, anche noi scendiamo in campo, senza necessità di difesa, né pretese di attacco. Giochiamo solo la nostra partita. Qui e adesso, sul web, ad armi pari.

ONAOSI: NIENTE PRESIDENZA PER L'EX-SOTTOSEGRETARIO DI STATO. ZUCCHELLI, SUONATORE SUONATO

May 16

Il 14 maggio si é svolta la prima riunione del Comitato di Indirizzo dell'Onaosi per medici dirigenti - ha dichiarato il Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi - composto di 30 membri tra designati e elettivi (questi ultimi 10 della Lista Nuova Onaosi, 4 della Caduceo e 3 della Medicina Solidale, formata da iscritti Ugl Medici): si dovevano  eleggere al suo interno i 5 componenti del Consiglio di Amministrazione, vero Governo dell'Ente, che deve poi eleggere a sua volta al suo interno il Presidente dell'Onaosi.

Avevamo proposto attraverso la nostra capolista Cristina Betti che questi 5 medici fossero espressione collegiale di tutte le liste, con 3 per Nuova Onaosi e 1 per ciascuna delle altre due.

Questa proposta - ha continuato Di Biagi - non e' stata accettata dalla lista di maggioranza, e fin qui rimaniamo nella normale dialettica istituzionale, ma ció che ha particolarmente colpito i nostri due colleghi Ugl presenti, tra l'altro due donne, e' stata la proterva arroganza del Presidente in pectore Serafino Zucchelli, che avevamo, sbagliando, definito uomo di alto livello politico e di spessore.

Forse perché giá Sottosegretario di Stato con Prodi e abituato al potere, forse perché cresciuto nei soviet di Bologna e Modena e abituato ad un distinguo sprezzante, non ha né salutato, né minimamente considerato le due colleghe: anche perché - questa la voce - con "i fascisti dell'Ugl" il Presidente (cioé lui, prima ancora di essere eletto...) non parla.

Nessuna pertanto migliore soddisfazione - ha concluso il Segretario Ugl Medici Di Biagi - per Cristina Betti poteva esservi che dare una lezione di stile e competenza a questo politico ancien regime, quando dopo le elezioni blindate del Consiglio di Amministrazione, che deve per Statuto essere composto da medici dipendenti (e mentre le pacche sulle spalle del prossimo Presidente si sprecavano...), poter chiedere la verifica della posizione dello Zucchelli... che e' un pensionato!

Quindi deve decadere dal Consiglio e non potra' fare il Presidente, per cui: “Zucchelli, a non rivederci”

 

UGL MEDICI

Giuliano Pisapia, un voto a Milano per cambiare davvero

May 16

Per le elezioni amministrative in Italia, il 15 e 16 Maggio 2011, 1310 comuni, undici capoluoghi di provincia e sei capoluoghi di regione si recheranno alle urne per confermare, sulla scheda, le proprie preferenze di voto. Torino, Bologna, Napoli, e tra tutte, la città milanese, il secondo centro d’Italia per popolazione, oltre che fulcro economico e finanziario della nazione.

 

 

Milano, dallo storico elettorale, è città compiacente alla coalizione di centrodestra, “roccaforte berlusconiana”, diremo, ed oggi sede di una competizione elettorale che promette, a detta di tanti, interessanti risvolti. Da un lato il sindaco uscente di Milano Letizia Moratti, dall’altro Giuliano Pisapia, avvocato e politico milanese, prevalso alle primarie di coalizione come candidato del centrosinistra. Entrambi in lizza per una poltrona da primo cittadino, nella trama di un confronto in cui c’è chi cerca delle conferme, e chi ribadisce, invece, la necessità di dover voltare pagina.

 

 

Aria, mobilità, lavoro, cultura, sicurezza, casa, questi i punti chiave del progetto politico di Pisapia, queste le aree di miglioramento per rifondare la città di Milano, per parlare di Milano come una capitale del cambiamento. Perché il precedente progetto di una Milano vivibile e genuina si è sciolto come neve al sole, perché i propositi della giunta uscente si sono smarriti in manovre economiche e sociali del tutto inconsistenti, e soprattutto perché Milano vuole rimettersi in carreggiata, e ripartire. Pisapia conosce i fallimenti della giunta Moratti, li ha elencati durante la sua campagna di presentazione, li conosce, così come da buon milanese, conosce quali erano, invece, le aspettative e quali, adesso, i bisogni dei suoi concittadini. Dall’altro lato, invece, l’attuale sindaco difende le scelte prese e l’operato fin qui svolto, e attende gli esiti delle votazioni. Approderà a Palazzo Marino, come Sindaco di Milano, chi tra i due candidati sarà in grado di ottenere il 50% + 1 dei voti. In caso di risultati non definibili già dalla prima tornata, sarà il successivo ballottaggio, previsto per il 29 Maggio, a decidere, in quale direzione andrà a soffiare il vento.


 

FACCIAMOLI CURARE DAL COMMERCIALISTA!

Apr 30

"Saremmo curiosi di conoscere quale perversione mentale - ha dichiarato il Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi - spinge il legislatore ad affibbiare, in misura esponenzialemnte crescente, ai medici impropri compiti di natura burocratico-amministrativa. Ultimo in ordine di tempo il diktat, pardon, il Decreto del Ministero del Tesoro del dicembre 2009 "Verifica delle esenzioni, in base al reddito, dalla compartecipazione alla spesa sanitaria" (che gia' dal titolo non si capisce quale nesso abbia con l'atto medico) il quale, come una bomba a tempo, prevede dal 1 maggio di questo anno l'intervento del medico di medicina generale con funzioni di controllo sull'esenzione dal ticket degli utenti. Belle teste al Ministero - ha concluso Di Biagi - per ideare tali pensate! Probabilmente per farsi curare andranno dal commercialista..." UGL MEDICI

ELEZIONI ONAOSI: IMPORTANTE AFFERMAZIONE DELLA LISTA "MEDICINA SOLIDALE"

Apr 09

Le spoglio delle schede elettorali, appena terminato, per il rinnovo del Comitato di Indirizzo della Fondazione Onaosi -ha dichiarato il Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi- hanno segnato un risultato eccezionale per la lista Medicina Solidale, formata da nostri iscritti.

I nostri 3 su 17 rappresentanti eletti, a fronte dei 4 della lista Caduceo, formata da autorevoli personalita' e dei 10 della lista Per una Nuova Onaosi, formata dai Segretari nazionali di tutti i piu' forti sindacati medici e capitanata da un uomo dello spessore di Zucchelli, gia' Sottosegretario di Stato con il Ministro Turco, rende ragione della nostra soddisfazione.
E' un segnale importante -ha concluso Di Biagi- della autorevolezza della Federazione Medici Ugl e piu' vastamente del Sindacato Ugl tutto. Garantiremo, insieme con tutti gli altri colleghi medici e non eletti nelle varie categorie sanitarie la prosecuzione della storica missione di assistenza dell'Ente
 
UGL MEDICI

UGL MEDICI: BENE LA CONVOCAZIONE DELL'ARAN PER IL TESTO UNICO AREA DIRIGENZIALE S.S.N.

Apr 09

Il 6 aprile le organizzazioni sindacali mediche sono state convocate dall'Aran per comiciare a predisporre un Testo unico dei contratti collettivi di Lavoro della Dirigenza Medica e Sanitaria del SSN, che armonizzi le norme dal 1996 ad oggi.

"Finalmente -ha commentato l'evento il Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi- e' stato ascoltato l'appello per l'elaborazione di un Testo unico che superi la frammentazione e il vero e proprio affastellamento di norme talora caotiche se non contraddittorie dei Contratti nazionali della dirigenza medica e non"

"Prima o poi, quando finira' il blocco imposto ai contratti dalla manovra finanziaria 2010, si potra' chiarificare con questa operazione legislativa-ha concluso Di Biagi- una serie di difficolta' interpretative che lasciano oggi ampio spazio alla peggiore discrezionalita' e difformita'"

UGL MEDICI

DESTINARE I BENI DEMANIALI REGIONALI ALLE AA.SS.LL. PER ELIMINARE LE LOCAZIONI

Feb 13

Una lettera ai Presidenti delle Regioni nonche' agli Assessori Regionali competenti e -per conoscenza- ai Ministri della Salute, dell' Economia, del Federalismo e del Lavoro e Politiche Sociali e' stata inviata dal Segretario Nazionale Ugl Medici Ruggero Di Biagi.


"Abbiamo sottoposto alle Autorita' politiche nazionali e regionali -ha affermato Di Biagi- una proposta di destinazione di beni demaniali regionali alle AA.SS.LL. Come noto infatti, con D.lgs. 28/05/2010 n. 85 sul cosiddetto "federalismo fiscale" lo Stato ha attribuito a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni un patrimonio di ex beni demaniali (aree e fabbricati) con lo scopo di finanziare il normale esercizio delle funzioni amministrative, tra cui, primaria sappiamo essere quella della gestione del Sistema sanitario regionale.
Ebbene, come anche questo noto, molte AA.SS.LL. in troppi casi, utilizzano attualmente immobili e locali assunti in locazione da privati, talora da decenni e con contratti eufemisticamente definibili criticabili, per i quali versano quindi i relativi canoni, che pesano fortemente sui gia' disastrati bilanci aziendali.
Pare opportuno allora -ha concluso il Segretario Ugl Medici- destinare prioritariamente tali beni, con modalità da individuarsi, alle Aziende Sanitarie Locali, al fine di eliminare progressivamente il più possibile ogni situazione di immobili in locazione,


Il Segretario Nazionale Ugl Medici.

Berlusconi: non vado dai Pm. Serve chiarezza, l’Italia rischia il pubblico ludibrio

Jan 19

Il Rubygate entra nel vivo e la bufera si sposta dalle stanze della procura a quelle della politica. Un fuoco incrociato di dichiarazioni ha sommerso le maggiori agenzie di stampa e grazie allo scorrere di fiumi di inchiostro si sono riempite le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali, dalle maggiori testate ai piccoli free press. La notizia del giorno è che il premier, con tutta probabilità, non si presenterà davanti ai magistrati in quanto, secondo i legali del Cavaliere, la procura di Milano non avrebbe competenza territoriale, cosa che atterrebbe alla procura di Monza. Non ci saranno passi indietro, questo è quello che dichiara il primo ministro ai giornalisti che gli paventano la possibilità di dimettersi, aggiungendo di essere assolutamente sereno e in parte anche divertito da questo maldestro tentativo golpista. Dai suoi ex alleati finiani, attraverso le parole di Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica di Fli, arriva una ciambella di salvataggio che difficilmente il premier raccoglierà: «Non avremmo nulla in contrario che Berlusconi, dopo aver aperto la crisi di governo con le sue dimissioni, possa proporre il nome di un nuovo premier, essendo egli il leader del partito di maggioranza e della coalizione di governo, ruolo che ormai non può più coincidere con quello di presidente del Consiglio». Meno accomodante e decisamente più caustico il commento-consiglio di Pier Luigi Bersani: «Il mondo ci guarda, e visto che ce l’ha così intensa, Berlusconi si ritiri a vita privata». Il segretario del Pd tira fuori la questione del discredito internazionale ma il presidente del Consiglio deve far fronte, in primo luogo, alle frizioni che si sono venute a creare all’interno dei confini nazionali. Prima tra tutte, l’allontanamento fisiologico dell’area cattolica, da sempre ago della bilancia degli equilibri elettorali, che attraverso le pagine di famiglia cristiana non fa mancare il suo punto di vista sulla vicenda: «Nel caso della minorenne Ruby, marocchina che si tentò di far passare per nipote del presidente egiziano risalta la personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all’assenza di un’opinione pubblica informata e all’acquiescenza delle gerarchie circostanti». Malgrado il manifestato appoggio della Lega (“é un onore far parte di questa maggioranza” e “manteniamo il clima giusto per le riforme”), sembra sbriciolarsi di giorno in giorno la cortina protettiva che era stata eretta a difesa del premier. I cattolici non ci sono più e la loro più diretta espressione politica, l’Udc di Casini, primo indiziato per un ipotetico allargamento della maggioranza, prende sempre più le distanze. L’opposizione attacca per sfruttare l’impasse e da Fli alle sinistre si invocano elezioni anticipate. Per una volta sembra più assennato che retorico il messaggio proveniente dal Quirinale: «Il paese è turbato, fare chiarezza». La chiarezza serve e in tempi brevi, perché in tutta questa vicenda non sia l’Italia a pagare il prezzo più alto.

Afganistan, cambia la guerra e aumentano le vittime: è ora di lasciare?

Jan 19

Si chiama Luca Sanna ed ha 32 anni il soldato italiano rimasto ucciso in uno scontro a fuoco avvenuto in un avamposto nella cintura di sicurezza intorno alla base di Bala Murghab, in Afghanistan.
Il Caporalmaggiore risiedeva a Lusevera in provincia di Udine e lascia una moglie, sposata da appena quattro mesi. Le condizioni dell’altro militare rimasto ferito, Luca Barisonzi, sono invece più serie di quanto inizialmente affermato. Il soldato, ricoverato presso l’ospedale Role 2 di Camp Arena ad Herat è stato colpito ad una spalla e il proiettile avrebbe compromesso una parte del midollo spinale. A detta di La Russa “il personale medico gli sta fornendo ogni assistenza possibile”.
Il generale Massimo Fogari, capo dell’ufficio stampa, ha spiegato la dinamica dell’agguato: i due militari si sarebbero trovati vittime di colpi d’arma da fuoco nell’avamposto denominato “Highlander”, per mano di “un terrorista in uniforme dell’esercito afgano”. Smentita quindi la prima ipotesi del “fuoco amico”.
Il ministro La Russa spiega poi quali sono le novità strategiche del conflitto e quindi il perché di un aumento consistente dei caduti solo rispetto a qualche mese fa. A suo dire l’esercito italiano non si limita più a stabilirsi entro le basi fortificate, ma mira a controllare il territorio per  permettere alla popolazione afgana di rientrare nei villaggi. Motivo per il quale nella situazione attuale si è molto più esposti al fuoco nemico. Il ministro poi si affretta a sottolineare che “occorre interrogarsi sui modi con cui le missioni devono essere condotte” ma che nella maniera più assoluta “non bisogna mettere in discussione la bontà delle ragioni che ci portano a proseguire la missione in Afghanistan”.
Una smentita eccellente, tuttavia, gli arriva direttamente dal presidente del Consiglio, il quale, oltre ad unirsi al coro di condoglianze pervenuto da tutte le fazioni politiche, si chiede se è opportuno restare e afferma che il governo “sta valutando una strategia per il ritorno dei ragazzi”.
Il premier Berlusconi ha sollevato un interrogativo che aleggia nelle coscienze di tutti gli italiani e non solo: rimanere o abbandonare? Continuare questa “missione di pace che ci procura tante bare con il tricolore sopra o ritirarsi e ammettere il fallimento? A caldo e senza indugi verrebbe senz’altro da rispondere con la seconda ipotesi, ma se ci si ferma a riflettere questo vorrebbe dire vanificare 10 anni di sacrifici in termini economici e soprattutto di vite umane, significherebbe inoltre riconsegnare l’Afghanistan nelle mani dei talebani e soprattutto ammettere le proprie ipocrisie.
Noi del movimento del Movimento dell’Unione Italiano riteniamo che non si possa parlare di missione di pace quando si è in guerra, la guerra va combattuta con mezzi uguali o superiori rispetto a quelli di cui dispone il nemico, non possiamo continuare a mandare a morire i nostri ragazzi spacciandoli per missionari in abito da guerra. I nostri soldati sono lì per combattere e per portare a casa la vittoria nel conflitto, o lo si ammette e ci si regola di conseguenza o prepariamoci ad altri 10 anni di notizie come quella di ieri e nessuna prospettiva di poter vedere questo incubo finire.

Frattini su Ruby: una grande montatura. Intercettazioni: sì all’utilizzo, no alla diffusione

Jan 18

«Un’azione giudiziario-mediatica totalmente infondata, una grande montatura». Franco Frattini, ministro degli Esteri, si esprime in questo modo sulla vicenda del momento, sul quel caso Ruby dal quale sembrano dipendere le sorti del nostro paese. Intervenuto nello spazio della telefonata a Mattino 5, Frattini ha esposto il suo punto di vista sull’intera situazione e sui suoi relativi presupposti di fondatezza: «Sarebbe un errore ammettere il principio che un magistrato, con un indagine che si rivelerà infondata, possa determinare il tempo delle elezioni e sostituirsi alla scelta democratica degli elettori e dei governi». Il titolare della Farnesina ha continuato sostenendo la bontà della linea assunta da Silvio Berlusconi, la linea del governo ad oltranza fin quando, di fronte all’oggettiva impossibilità di andare avanti, le urne non diventino una scappatoia imprescindibile. Intanto gli atti sono stati trasmessi dalla magistratura in Parlamento e le intercettazioni continuano a campeggiare sulle prime pagine di tutti i giornali. Su questo strumento investigativo e sul relativo utilizzo in sede processuale sono stati versati litri di inchiostro e si sono sprecate le più disparate definizioni. Una riflessione può essere fatta senza il rischio di essere classificati pro o contro il premier. Le intercettazioni hanno portato all’arresto di pericolosi boss mafiosi, hanno rappresentato e continuano a rappresentare un mezzo di impareggiabile efficacia per sventare i traffici della criminalità organizzata ma l’eccessivo utilizzo viene additato come invasivo e contro la legge sulla privacy. Sarebbe forse più giusto, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, utilizzare le intercettazioni senza diffonderle a mezzo stampa e attendere un giudizio di colpevolezza prima di informare i cittadini sulle parole dette nell’intimità di una telefonata. L’importante, ai fini di un inchiesta, è che i giudici sappiano e trovino riscontri probanti e concordanti con una telefonata che, in alcuni casi, può contenere gli elementi goliardici e canzonatori che un colloquio telefonico riservato può ammettere. Questo è limite di uno strumento che deve esistere ma che deve essere strettamente funzionale allo svolgimento delle indagini e non ritorcersi irrimediabilmente su un indagato non ancora processato e, quindi, non ancora colpevole.


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